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Press

 
 

Teatro Massimo, Palermo
Con Götterdämmerung Wagner entra nel mito

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Andrea Penna


(...) Lascia di nuovo il segno l’incontro celebrato giovedì scorso fra il pubblico palermitano - folto di appassionati wagneriani - e il Crepuscolo degli Dei, giornata conclusiva dell’Anello del Nibelungo. (...) Stefan Anton Reck propone dal podio una narrazione fluida e organica, che (...) trova l’orchestra partecipe, il suono omogeneo e denso, ridotti al minimo gli incidenti di percorso. (...). Alla fine lunghi applausi trionfali per tutti, con pubblico festante.

Il Manifesto, 02|02|2016

 
 

Teatro Massimo, Palermo
Jihad e vanità. Vick denuncia il "Crepuscolo" della società

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Piero Violante


(...) Nel cuore del "Crepuscolo degli dei" - in scena con successo al Massimo - batte poderosa la marcia funebre di Sigfrido. Riepilogando i motivi di Sigfrido e delle sue gesta, Wagner abbruna le bandiere dell'epica. Morto l'uomo nuovo, impotenti gli déi, trionfa la frode, l'inganno. Siamo al punto di non ritorno. Da qui gli uomini dovranno guardare al futuro. Stefan Anton Reck spinge con vigore, passione, chiarezza l'orchestra del Massimo che (...) mostra quanto le abbia fatto bene la full immersion wagneriana. (...)

Repubblica, 31|01|2016

 
 

Teatro Massimo, Palermo
Il debutto del "Gotterdammerung" con la direzione di Stefan Anton Reck
Tra kamikaze e cocaina, il Wagner di Vick sorprende alla prima del Massimo

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Laura Nobile


(...) E' il trionfo del teatro nel teatro, il "Gotterdammerung" di Richard Wagner secondo la regia di Graham Vick, tra fondali asimmetrici che svelano tutta la profondità del retropalco, la graticcia in bella vista che pende sui cantanti, cercapersone giganteschi che scandagliano la scena di Richard Hudson e lampi improvvisi che illuminano i palchi, mentre mimi e cantanti invadono la platea. E i guerrieri indossano le cinture esplosive come i kamikaze dell’Is. "Il crepuscolo degli dei", con la direzione di Stefan Anton Reck, ha inaugurato la stagione 2016 di opere e balletti del teatro Massimo, con una prima attesissima, ultima colossale maratona del Ring che, iniziato nel 2013, conclude la tetralogia intrapresa dal teatro palermitano. (...)  Il compositore Marco Betta dice: «Mi hanno molto colpito le scene corali, che mettono in evidenza un'umanità che ci guarda, come se fossimo allo specchio. E ho apprezzato i "pianissimo" e i colori della direzione di Stefan Anton Reck»

Repubblica, 28|01|2016

 
 

Teatro Massimo, Palermo
Wagner. Sigfried

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Giuseppe Pennisi


(...) Per le ultime due ultime opere , il Teatro Massimo di Palermo ha affidato la direzione musicale a Stefan Anton Reck, assistente di Claudio Abbado dal 1997 al 2000 e ottimo direttore di precedenti Ring (in Italia a Trieste e Bari). Una scelta appropriata, a cui l'orchestra ha risposto con entusiasmo: di grande livello, infatti, erano i momenti più prettamente sinfonici, nonchè gli impasti di archi e fiati, segno che l'orchestra del Massimo ha raggiunto una vera maturità e può competere con quelle di altri grandi teatri. Ottimo anche l'equilibrio tra buca e palcoscenico. (...)

Musica n. 273, 02|2016

Al San Carlo
Un «Olandese» tra sogno, realtà e incanto melodico

Il direttore Reck acuto rigeneratore della partitura
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Giovanni Carli Ballola

Atto secondo, scena seconda. Senta, figlia di un pescatore norvegese, s'incontra con il misterioso Olandese il cui ritratto da sempre ossessiona i suoi sogni di ragazza inquieta e inquietante. Un solitario rullio di timpano è quanto l'orchestra esprime per commentare l'attonito, prolungato silenzio dei due, mentre il buon Daland, che ha promesso la figlia come sposa allo sconosciuto navigante, si diffonde in un domestico, prosaico chiacchiericcio che nessuno ascolta. In un suo prezioso saggio Manzoni definì "catastrofe" di un dramma il punto cruciale che segna i personaggi come di un indelebile marchio a fuoco e assegna loro un percorso predestinato e irreversibile. Tale è quello dei protagonisti dell' «Olandese Volante» riapparso al San Carlo sull’onda lunga del doppio bicentenario verdi-wagneriano e col titolo originario, oggi preferito a quello tradizionale di «Vascello fantasma». Sogno e realtà, volontà e fatalità si sovrappongono co - me entità definite e irriducibili. Il genio drammaturgico del giovane Wagner tocca qui una delle sue vene, e con una matura compiutezza che non dovrà attendere episodi analoghi come nella «Walkiria» (atto secondo, scena quarta) l'apparizione fatale di Brünnhilde apportatrice a Siegmund di una morte eroica. Sorpresa abbagliante, questa "catastrofe" wagneriana, e tale da scompigliare le carte di chi si ostinasse a considerare questo Wagner trentenne un operista sostanzialmente debitore dell'opera coeva a "numeri" musicali. Sull’indubbio incanto melodico (in realtà più liederistico che italo-francese) delle arie di Erik, sul magistero formale dei pezzi d'assieme che faranno scrivere a qualcuno essere il «Rienzi» e l’«Olandese»  le più belle opere di Meyerbeer, calano come meteoriti colpi di genio provenienti da universi alieni, ove la poetica drammaturgica del futuro creatore del «Tristano» e dei «Ring» si rivela già in tutta la sua unicità e compiutezza, nata già armata di tutto punto come Minerva dal cervello dì Giove. Quanto si e cercato di chiarire richiede la presenza sul podio di una mente sensibile e capace. È ciò che è avvenuto al San Carlo nella persona di Stefan Anton Reck, un nome che si spera d'incontrare più spesso nel mondo italiano della lirica e del concerto
. Di una partitura che l’autore almeno tre volte rivedette, degli struggenti motivi conduttori ingeneranti le vicende drammatiche che tutta l’attraversano, il maestro Reck (che ha altresì firmato delle eccellenti note di sala) si è rivelato rigeneratore acuto e possente, ciò che il pubblico ha avvertito nei consensi generosamente tributatigli. Non altrettanto è avvenuto a riguardo della compagnia di canto, bizzarramente degna di menzione più che nelle prime parti, in quelle comprimarie, come quella del tenore Enzo Peroni, timoniere cui Wagner ha regalato una delle sue romanze più belle, e quella di Elena Zilio, mezzosoprano già primadonna, qui vivace Mary. Dire che a questo Olandese volante difettassero proprio le ali del protagonista è cosa dura, ma è verità. Specificamente vocale era infatti la carenza che il baritono Julia Uusitalo non ha potuto dissimulare con un'attenta, sensibile recitazione da attore nato. Con eguale efficacia drammatica, confortata da notevole consistenza canora, gli erano accanto Stanislav Shvets e Elisabete Matos, rispettivamente come Daland e Senta; deboluccio ma decoroso Wìll Hartmann, come Erik. Eccellente come sempre, ma qui in modo particolare visto il suo impegno intensivo, il coro diretto da Salvatore Caputo. Proveniente dalla scenografia, come regista Yannis Kokkos si è rivelato per paradosso più convincente nella recitazione dei personaggi e nel movimento delle masse che nella loro ambientazione, realizzata in una sistematica proiezione speculare di quanto avviene sul palcoscenico su sfondo di bufera marina: ne usciva piuttosto deludente il visionario finale dell’opera.

Il Mattino, 21 aprile 2013

Straordinaria prova dell'orchestra
L'Olandese vola. Convince senza riserve l'omaggio wagneriano del Massimo

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Paolo Isotta

(...) Desidero raccontare (…) qualcosa di bellissimo che sta accadendo in questi giorni a Napoli. Si tratta dell'allestimento dell’Olandese volante di Richard Wagner che andrà in scena stasera al San Carlo dopo una prova generale pubblica che si è avuta mercoledì. Il bicentenario della morte ci permette di tornare all'eterno lavoro di meditazione su di una delle somme opere dell’umana poesia come il complesso dei Drammi Musicali di Wagner. L’Olandese si suol porre all’inizio dell’itinerario creatore. Ma già prima il tema della Redenzione aveva toccato il poco più che adolescente lipsiense: all’inizio del suo cammino creativo un’Opera, oggi, almeno da me, considerata splendida, Le Fate, nella quale il tema della Redenzione è vissuto come passaggio dal divino all’umano: e non viceversa. Nell’Olandese tutti i temi della poesia di Wagner sono presenti e pienamente sviluppati. Vè quello della Redenzione, quello della Compassione col suo valore redentore, quello della Predestinazione salvifica, quello dell’anelito alla morte come salvifica cessazione dei mali, falsa, che viene smentito dalla verità della predizione divina essa si salvifica. Ognun vede come siano gli stessi pronunciati un’estrema volta nel Parsifal, del quale II e III atto vennero scritti tra Napoli e Palermo. L’Olandese bestemmiatore è condannato alla dannazione eterna nel vagare con la sua nave fantasma; ma una angelica predizione gli annuncia la redenzione sol che egli trovi una crea tura femminile disposta per lui all’estremo sacrificio: egli, disperato, vorrebbe chiamarla morte. Amfortas, il Traurige Gott, il Dio piangente del Parsifal soffre per una piaga immedicabile, destinata a durare in eterno giacché egli, come Re del Craal, non può morire: angelicamente gli viene annunciata la redenzione da parte dell’eroe Puro Idiota, che sarà Parsifal; e nella sua disperazione egli dice «Potessi chiamarlo Morte!», non sapendo che il Redentore verrà, «reso sapiente dalla compassione». L’Olandese troverà una fanciulla predestinata che, anch’ella resa sapiente dalla compassione, gli procurerà la Redenzione sacrificandosi per lui. Ella è Senta. Costei da sempre lo conosce e sa il suo destino, glielo preannuncia e glielo conferma quando egli sarà per disperare della sua salvezza. Citerò le meravigliose parole di Guido Manacorda, donde si comprende come Wagner anticipasse il novissimo pensiero di Papa Francesco che annuncia voler Dio la salvezza per tutti, perché non vi è peccato ch’Egli non perdoni: «Medesimamente avviene che al grido disperato dell’olandese “Eterno Nulla prendimi”, risponda dal castello di Kareol l’estremo sospiro di Isolda: “Annegare, affondare, suprema delizia...” Ma la redenzione imparenta il pallido navigante anche con Amfortas: peccatore l’uno, nello spirito, alle soglie del secolo XVII; peccatore l’altro, nella carne, agli albori del mondo romanico; soggetti, e l’uno e l’altro, alla pena del contrappasso; e l’uno e l’altro redenti per compassione. Tanto meravigliosamente l’opera giovanile di Wagner si protende verso l’avvenire!» Non dirò di quale capolavoro musicale l'olandese sia, affinato dall’Autore nei decenni, e tutto derivato dalla cellula tematica della Canzone di Senta del II atto, con i motivi-guida plasmati secondo un sistema già avanzato. Dirò solo della pura gioia che in ogni suo singolo secondo quest’Opera romantica dia. M’interessa solo dire quanto straordinaria la realizzazione che il nostro San Carlo le dà sia. L’Orchestra sancarliana è tesa allo spasimo e dà una prestazione al di sopra di ogni elogio. Nell’Olandese sono tutti solisti, e dovrei nominare tutti i nati; voglio ricordare almeno il lavoro dei tre tromboni e della tuba, chiamati a un compito defatigante assolto con intonazione perfetta, brillantezza, bel suono, leggerezza: la tuba, che Wagner non pensa di sostituire col cimbasso, sembra un eufonio, lo strumento bandistico ideato per coprire la tessitura della tuba essendo più leggero. Anche il ragazzo dei timpani, che nell'Ouverture sono solisti, fa meraviglie. Il concertatore e direttore d’orchestra si chiama Stefan Anton Reck. Tanti anni fa lo ascoltai dirigere un concerto di musica contemporanea e non mi fece grande im pressione. Quanta me ne fa adesso! E' un concertatore splendidamente minuzioso, dotato poi di un gesto riassuntivo e molto eloquente, che sa a perfezione donde partire e dove arrivare e che è, a mio avviso, quello che si definisce un vero wagneriano. La compagnia di canto è di alto livello. L’interprete dell'Olandese, il baritono Juha Uusitalo, è un fine attore e declamatore. Elisabete Matos, Senta, è un soprano eroico. Stanislav Shvets, Daland, è un sonoro basso. I due tenori, Will Hartmann, Erik, e Enzo Peroni, il timoniere, sono ottimi. La carissima Elena Zilio, Mary, è la nostra mascotte. Yannis Kokkos è uno dei più grandi registi viventi. Come wagneriano, produsse una bellissima Tetralogia alla Scala. Qui sottrae la Tragedia all’oleografia marina per fame qualcosa che Wagner chiamerebbe il Reinmenschlisches, ossia «l’umano nella sua purezza». Tra giuochi di specchi, sfruttamento della profondità del palcoscenico, immagini plastiche del demonico, lascia ai nostri occhi e al nostro intelletto qualcosa di indimenticabile.

Corriere del Mezzogiorno, 19.11.2013

Vivo Successo. La bacchetta era affidata a Stefan Anton Reck
E' un tripudio per Beethoven. Il Triplo e la Nona al Petruzzelli
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Nicola Sbisà

Reduci dal recente e gravoso impegno del Crepuscolo wagneriano il maestro Stefan Anton Reck con orchestra e coro del Petruzzelli, sono tornati in teatro per l'atteso concerto sinfonico che aveva come punto di forza la Nona di Beethoven. L’opera, come si ricorderà, sancì la ripresa delle manifestazioni nel ricostruito teatro; nel breve volgere di un triennio questo monumentale capolavoro - che Wagner considerava l’inevitabile evoluzione verso il Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale) - è stato riproposto quasi a voler far apprezzare al pubblico il costante progresso dei complessi del teatro, verso livelli di eccellenza ormai considerati anche in ambito internazionale. Grinta ed entusiasmo dell’orchestra in particolare, non rivelano affatto ripiegamenti da routine, ma se ben guidati, conferiscono alle esecuzioni una vitalità travolgente ed illuminante. Opportunamente per l’occasione si è dato molto spazio ad un pubblico di giovani e giovanissimi, ed i commenti colti al volo mentre il foltissimo pubblico defluiva dopo la manifestazione, rivelavano un interesse reale, venato di sincero entusiasmo. Reck ha chiaramente centrato la vastità cogente della visione beethoveniana, puntando su una maestosità vigorosa, ma impregnata di tensione e rigore, con centrate aperture ad un sincero lirismo. Una visione esemplarmente resa e dall’orchestra e, nel trascinante finale, anche dal coro (istruito come sempre in maniera esemplare dal Franco Sebastiani). Di buon livello la prestazione dei quattro solisti: il soprano Svetlana Kaysan, il mezzosoprano Chiara Fracasso, il tenore Dominik Wortig ed il basso Rafal Siwek, esemplarmente inseriti nella visione interpretativa di Reck. Nella prima parte della serata, il Concerto triplo che si è avvalso per i ruoli solistici di elementi «nostri», espressione del teatro: il violinista Paçalin Pavaci. il violoncellista Mauro Gentile - ambedue «prime parti» dell’orchestra - ed il pianista Gregorio Goffredo, un «trio» assortito per l’occasione, ma rivelatosi capace di sintonizzarsi perfettamente aderendo in pieno alla visione del direttore: una interpretazione che al rigore intrecciava una suadente propensione verso un tocco di preziosa intimità animata da gioiosa eleganza. Una esecuzione che ha preparato il terreno ad una esaltazione entusiastica del pubblico, esplosa poi alla fine della Nona. Applausi calorosi dopo il concerto, vero tripudio dopo la sinfonia.

Gazzetta del Mezzogiorno, 2.11.2011

Une sixième inouïe

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Robert Sabatier

Déjà donnée au cours de la saison 2003-2004, la Sixième symphonie de Gustav Mahler est une montagne escarpée où le compositeur se dévoile comme jamais, en particulier dans le dernier et Immense mouvement d'un pessimisme glaçant. Seule composition au programme du concert de l’Orchestre de Montpellier les 6 et 7 novembre dernier, sous la baguette de Stefan Anton Reck (que l'on avait déjà apprécié en 2005), elle est donnée dans une interprétation inouïe, hors du commun. C'est le compositeur autrichien Alban Berg qui la caractérisera le mieux, par une phrase un peu lapidaire, "La seule Sixième, malgré la Pastorale (celle de Beethoven)". Les auditeurs, en dépit de leur petit nombre, peuvent Juger de l’extrême qualité de l'interprétation, avec un engagement et une concentration de chaque instant des musiciens. Bien que composée pour un effectif orchestral important, le rendu en est clair et incisif, même dans le dramatique et insoutenable dernier mouvement, avec des tempi très cohérents. La direction de Stefan Anton Reck, impressionnante, précise et engagée, fait de ce concert un immense moment de musique.

La Gazete, 18.11.2009

Mahler a enthousiasmé le Corum
Le tragique est grand

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Alain Breton

1907, Mahler dirige la création de sa sixième symphonie. Tragique. c'est un échec retentissant, que le compositeur va attribuer à sa trop grande implication dans l'œuvre. Œuvre immense, elle nécessite un effectif très important, quatre flûtes, huit cors, un pupitre de percussions habituelles renforcées de raretés dans un orchestre symphonique dont marteau, célesta, cloches de vaches... Reprenant une forme classique en quatre mouvements cette symphonie est certainement une des plus personnelles du compositeur, confrontation permanent avec la mort, elle débute par une longue marche sombre éclairée par les rires sarcastiques des bois. Les deux mouvements suivants alternent un andante, vision champêtre de calme et de bonheur précédant un scherzo combat obstiné, confus et furieux. Enfin le quatrième, un des plus longs que Mahler ait composé, plus de trente minutes, son implication personnelle est marquée par ces «fameux» coups de marteaux, coups du destin, une vision sombre d'un destin sans espoir. De cette symphonie, Alton Borg dira «la seule sixième malgré la pastorale» c'est dire l'importance de celle-ci. Devant une œuvre de cette importance que les plus grands chefs et les plus grands orchestres ont abordée, de Bernstein à Gergiev, il faut être en mesure de supporter la comparaison. L’orchestre national de Montpellier et la baguette du chef Stefan Anton Reck se montrent à la hauteur de leurs aînés. Clarté, beauté du son, implication et tension permanente des musiciens ont fait de leur lecture un concert inoubliable. L’immense silence final sans applaudissement parasite a permis au public de se libérer de la tension d'une lecture claire et sans concession de cette symphonie «Tragique». Cette deuxième prestation magnifique de Stefan Anton Reck à Montpellier le place parmi les grands chefs actuels.

L'Herault du jour, 10.11.2009

Stefan Anton Reck et la fierté de l'Orchestre

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L'osmose musicale c'est une grâce fugitive, «en plus». Le chef allemand Stefan Anton Reck a permis ces instants rares: la Symphonie n° 6 en la mineur Tragique de Mahler a été portée a un haut degré d'intensité par l'orchestre de Montpellier, samedi. Laissant loin derrière d'autres directions, des Wagner pâteux, des Brahms maussades, des Bruckner laborieux. Cette Sixième par Layer, en 2003, n'avait pas ce niveau. On sent l'effort titanesque des musiciens: autant de présence, de projection du son, cela ne s'improvise pas. On n'a pas eu peur de se mouiller et on a eu raison. Le maestro n’a rien laissé filer, tendu et exalté dans la construction d'un édifice qui soulignait les symétries et les correspondances. L'entrée est tout de suite poignante. Rien d'anecdotique mais, au contraire, un projet. La tendresse s'inscrit dans la douleur. Le deuxième mouvement est très dessiné: beaucoup de mordant, d'impertinence, de naïveté aussi. Des personnages semblent prendre chair, lorsqu'un pas glissé transforme la figure d'un sarcasme, quand après un air de danse ou un bourdon de vielle un soupir d'aise se crispe en angoisse. Il y a un secret dans cette respiration, l'art de l'attente imperceptible qui donne aux attaques tout leur punch et à l'andante son émotion. Le chef tient dans sa main le cœur palpitant de l'orchestre. Tous les détails sont en lumière, les couleurs sont nuancées et chaque solo est chantant Cors glorieux, percussions précises, harpe, célesta, cor anglais, hautbois, tout y est. Au Finale, on retrouve dans l'homogénéité cette distribution pyrotechnique et au cœur des tutti puissants, on entend chaque voix. Belle lecture verticale! Le chef communique une énergie qui fait peur. Le calme apparent, bucolique, prépare l'exacerbation, la faillite assénée par le marteau. La catastrophe n'est pas abstraite mais humaine, incarnée. Dans cet être qui meurt debout, l'orchestre affirme sa bravoure et sa fierté. Un CD s'impose pour immortaliser ce moment. En attendant le retour de Stefan Anton Reck!

Midi libre, 10.11.2009

 
 

Opera Bilbao with the Basler Kammerorchester
Richard Strauss, Ariadne auf Naxos
18,21,24,27.10.2008

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Elegancia de la luz y batuta poderosa


La helvética Kammerorchester Basel, debutante en el foso de Abao, presento un Strauss de gran belleza, dejando brillar los gui?os que el compositor austriaco hace a Wagner y a Schubert, a lo que contribuyó una batuta muy poderosa como es la de Stefan Anton Reck.


diariovasco.com, 26.10.2008

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Sensacional “Ariadne auf Naxos”


Musicalmente, la función se movió por parámetros de excelencia con una dirección musical de Stefan Anton Reck, que cuidó el matiz y que pulió cada pasaje con edecuación formal al frente de la que es una de las mejores orquestas de cámara de Europa, la de Basilea.


Espectaculos Musica,  ABC.es, 20.10.2008

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“Ariadne auf Naxos” vuelve a triunfar en la ABAO


En cuanto a la música, debe calificarse en primer lugar la realmente straussiana dirección de Stefan Anton Reck.


Begira, 20.10.2008

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The musical direction was in the hands of Stefan Anton Reck, who conducted a wonderful Freischütz here in 2001. His interpretation was very good, and well up to the standard of the aforementioned Weber and I am glad to have heard this conductor’s work again.


Seen and Heard International, Opera Reviews, 18.10.2008

 
 

Teatro Giuseppe Verdi di Trieste
Gustav Mahler, Symphonie Nr. 9
11,12,13.09.2008

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Nona Sinfonia di Mahler, un fremito spirituale


Con il maestro Reck sul podio, l’orchestra non ha difficoltà nel mantenere integrali la compattezza e insolubilità narrativa della mastodontica architettura, in cui ogni assolo è reso con un’ispirata precisione

Il Gazzettino, 15.09.2008

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L’Orchestra del Verdi e Stefan Anton Reck in sintonia perfetta con Mahler


E’ assodato che i musicisti del Verdi sanno superarsi fino ai salti mortali quando chi li dirige lo merita. Tale è Stefan Anton Reck, un feeling intrecciato da un decennio per la sua disponibilità e sensibilità. Anche in questa sua “Nona” Reck non ha badato ad isolare i tracciati, preferendo assecondarne il flusso, inseguire l’emozione dei significati dietro le note. Il suo è stato un Mahler communicativo. Il pubblico ne ha colto l’ intima disperazione ed ha giustamente aspettato molto prima di prorompere nel meritato, fitto e prolungato consenso.

Il Piccolo, 14.09.2008

 
 

Semperoper Dresden
Gaetano Donizetti, Lucia di Lammermoor (concert performance)
27.04 - 1,5.05.2008

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Brillanter Erfolg von Lucia di Lammermoor in konzertanter Form an der Semperoper Dresden
Der schönste Wahnsinn!


Zu den bejubelten und gefeierten Gästen kommen der von Christof Bauer vorbereitete, prächtig und mit großer Lust singende Chor und in besonderer Weise die Sächsische Staatskapelle, die diesem oftmals unterschätzten Stück unter der Leitung von Stefan Anton Reck die besondere Würde ihres Klanges gibt. Genuss der Extraklasse bereitete das Spiel der Soloflötistin Rozalia Szabo, die es vermochte, in den berühmten 15 Minuten der Wahnsinnsszene mitfühlende Töne des Echos auf die der Seelennöte eines Menschen zu spielen.


Dresdner Neueste Nachrichten, 29.04.2008

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Den ganzen Apparat motiviert


Stehend applaudierte das Publikum dem Solistenseptett, dem von Christof Bauer einstudierten Staatsopernchor, der Sächsischen Staatskapelle, Stefan Anton Reck am Dirigentenpult. Unter Recks forderndem Dirigat hat „Oper konzertant“ einen Vorteil ausgespielt: Musik in allen Tiefen und Effekten auf die Bühne zu holen.

Sächsische Zeitung, 29.04.2008

Hamburgische Staatsoper
Vincenzo Bellini, Norma (concert performance)
29.05 - 1,5,10,15.06.2007

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Großen Anteil an der herausragenden Qualität der Aufführung hatte Dirigent Stefan Anton Reck, der mit dem Dirigat der Hamburger Philharmonie sein Debüt an der Staatsoper Hamburg gab. Der Schüler von Claudio Abbado ist ein Sänger-Dirigent und leitet sowohl die Gruberova wie auch das gesamte Sängerensemble sicher durch die Oper.

Lübecker Nachrichten, 31.05.2007

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Dass auch ein Deutscher eine typische italienische Oper zum Klingen bringen kann, zeigte Stefan Anton Reck mit den gut aufgelegten Philharmonikern.

Stader Tageblatt, 31.05.2008

 
 

Teatro Giuseppe Verdi di Trieste
Gustav Mahler, Symphonie Nr. 6
15,16,17.09.2007

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Mahler, "Tragica" ed entusiasmante
La Sesta Sinfonia ha aperto la Stagione Sinfonica di Trieste


Di fronte al mastodontico organico previsto da Gustav Mahler per la sua Sinfonia n.6 detta “Tragica”, il gesto di Reck é tanto rassicurante, saldo, sotto ogni punto di vista inequivocabile, quanto la sue lettura analitica e ponderata. Un esecuzione entusiasmante.


Il Gazzettino, 17.09.2006

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Vivissimi applausi al Teatro Verdi per Stefan Anton Reck


La serata inaugurale della stagione al Verdi ha visto una notevole affluenza di pubblico e si è conclusa fra caldi ed incondizionati applausi. Uscito con onore dal « Ring » e da « Ariadne auf Naxos”, Stefan Anton Reck promise che avrebbe fatto l’impossibile per liberarsi una settimana e tornare a Trieste per un concerto. E stato di parola e con la « Tragica » di Mahler ha operato una scelta temeraria, di forte impatto. Eccellente la risposta della compagine, per spessore, varieta di timbri, ma anche per il rimarchevole calore della partecipazione, in questo contagiata dal podio dove Reck certo non si risparmia dando tutto se stesso. Fitto e spontaneo l’applauso scrosciato alla fine.

Il Piccolo, 17.09.2006

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Un grande direttore Stefan Anton Reck e un programma imponente sono gli ingredenti del concerto inaugurale. E' un gradito ritorno a Pordenone quelio del direttore Stefan Anton Reck gia vincitore dei prestigiosi concorsi Toscanini e Marinuzzi, assistente e collaboratore di Claudio Abbado, è un autentico specialista del repertorio tardoromantico tedesco, del Novecento europeo, fino si contemporanei. Ha in repertorio, fra l’altro, la tetralogia wagneriana, ma è molto richiesto, sia come direttore del repertorio lirico sia coma interprete di quello sinfonico, dal più importanti teatri nel mondo.

Il Messaggero Veneto, 16.09.2006

 
 

Edinburgh International Festival
Royal Scottish National Orchestra
Gustav Mahler, Das Lied von der Erde
15.08.2006
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This performance by the Royal Scottish National Orchestra under conductor Stefan Anton Reck was beautifully paced, alternating between shimmering exuberance and exquisite moments of stillness.

The Scotsman, 16.08.2006

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The charismatic German conductor Stefan Anton Reck possessed a keen ear for Mahler’s sound world, the softer and more poignantly piercing the better. … What we had here was real feeling for timbre and nuance, and the Royal Scottish National Orchestra, particularly its wood wind, was with him all the way.

The Herald, 16.08.2006

Semperoper Dresden
Jake Heggie, Dead Man Walking
new production, first european performance
7,9,12,14,20,24.05.2006
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Dresden hat aber auch am Pult der so schön wie präzise klingenden Staatskappelle in Stefan Anton Reck einen wirkungsvollen Klanggestalter.

Die Welt, 09.05.2006

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Der Dirigent Stefan Anton Reck bringt nicht nur reiche Erfahrung im Umgang mit Opern an vielen großen Häusern mit, sondern hat auch sensibles Gespür für die enorme Kraft, zu der Heggie fähig ist. Seine Führung war genau, sein Sinn für klangliche Balance ausgeprägt.


Dresdner Neueste Nachrichten, 09
.05.2006

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Jake Heggies Oper „Dead Man Walking“ feiert in Dresden eine überwältigende europäische Erstaufführung. Stefan Anton Reck atmet mit der Staatskappelle den grossen dramatischen Bogen über drei packende Stunden. Detailfreudig, transparent und zur grossen Geste fähig, führt er die im stilistisch ungewohnten Terrain ebenso engagiert wie überzeugend agierenden Musiker.


Sächsische Zeitung, 09.05.2006

 
 

New National Theatre Tokyo, Tokyo Philharmonic Orchestra
Richard Wagner, Die Meistersinger von Nürnberg
new production
17,20,23,26,29.10.2005
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Als Novum darf wohl auch die mehr oder weniger mutwillig angestrebte Koinzidenz gelten, in Tokio zeitgleich zwei verschiedene „Meistersinger“-Produktionen anzubieten: Neben den drei Aufführungen der Bayerischen Staatsoper unter Zubin Mehta in der Kanagawa Kenmin Hall zu Yokohama (2600 Plätze) und der 3600 Zuschauer fassenden NHK-Hall in Tokio standen Sachs, Beckmesser, Fräulein Pogner & Co. auch in dem seit 1997 bespielten Neuen Nationaltheater auf dem Programm, das sich - in der Regie seines aus Wien angeheuerten Opernchefs Thomas Novohradsky - langsam aber sicher zu einer ernsthaften Konkurrenz für den hochpreisigen Gastspielbetrieb (die Spitzentarife liegen bei 500 Euro pro Karte) entwickelt. Und das keineswegs nur, weil man dank öffentlicher Subventionen die Tickets deutlich günstiger anbieten kann. Man hat in dem mondänen Komplex am Rande der City-Ringbahn auch qualitativ aufgeholt. Musikalisch jedenfalls schlugen die „Meistersinger“ des Nationaltheaters unter der Stabführung Stefan Anton Recks manche Funken, die man bei dem soliden, doch mitunter recht breit und pauschal klingenden Dirigat von Staatsopern-GMD Mehta vermisste: feingliedrige Transparenz, schlanker Klang, flexible Dynamik und eine Prügelfuge, die endlich einmal nicht im Ungefähren lärmte, sondern präzise synchronisiert war.

Zudem profitierten die Aufführungen von einer taufrisch agierenden Solistencrew: Stellvertretend genannt seien Anja Harteros (Eva), Martin Gantner (Beckmesser) und Hans Tschammer (Pogner). Die eigentliche Überraschung aber war die Professionalität der einheimischen Choristen und Vokalkräfte (vorweg der verblüffend klar konturierte David Yoshida Hiroyukis) sowie des brillant disponierenden Tokyo Philharmonic Orchestra, eines von zwei Orchestern, die regelmäßig für das Neue Nationaltheater gebucht werden.


Die Opernwelt, 11.2005

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Das Tokyo Philharmonic Orchestra hat sich mit Stefan Anton Reck tief in die Partitur hineingedacht. Weich, schmiegsam, sehr elegant zieht schon das Vorspiel vorüber. Und auch in den folgenden Stunden wird vorgeführt, wie wendig und frisch, wie filigran und intim Wagner klingen kann. Kein Takt verstreicht in Routine. Reck formt immer wieder spannungsvolle Übergänge und kantable Phrasen, lässt auf der Festwiese auch kraftvolles, jedoch nie kraftmeierndes Pathos zu. Geradezu verblüffend die Präzision von Orchester und Chor - in dieser Güte ist Letzteres nur auf Bayreuths Grünem Hügel zu erleben.

Münchner Merkur, 01.10.2005

 
 

Festspielhaus Baden-Baden, Staatsphilharmonie Rheinland-Pfalz
Vincenzo Bellini, Norma (concert performance)
15.10.2005
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Funkelnde Emotionen

"Wir alten eingefleischten Wagnerianer sind doch die dankbarsten Bellini- und Rossini-Hörer", schrieb Friedrich Nietzsche in einem nachgelassenen Fragment. Und dass Bellinis im Jahre 1833 in Wien uraufgeführte Oper "Norma" bis hin zu Wagners "Rienzi" markante Einflüsse hinterlassen hat, verdeutlichte der impulsive Dirigent Stefan Anton Reck mit der Staatsphilharmonie Rheinland-Pfalz im gut besuchten Festspielhaus Baden-Baden vor allem hinsichtlich der weiträumigen Bläserakkorde. Bellinis melodische Einfallsgabe und seine Wärme der Empfindung kamen dabei jedoch keineswegs zu kurz - und die dramatischen Chorsätze zeigten mit dem Vokalensemble Rastatt eindringliche Präsenz. ... Stefan Anton Reck legte bei seiner Wiedergabe großen Wert auf dynamische Kontraste. ... Dramatische Leidenschaft kam in die musikalische Darstellung, als Pollione seine Zuneigung zu Adalgisa entdeckt, ... Reck entfachte hier ein loderndes Brio-Feuer, das der Qualität seiner Interpretation im Laufe des Abends immer mehr zugute kam. ... Gemeinsam mit Pollione besteigt Norma zuletzt symbolisch den Scheiterhaufen, wobei Stefan Anton Reck die harmonischen und thematischen Querverbindungen des Werkes mit musikalischer Weitsicht offenlegte. Musik, Stimme und Gefühlsausdruck wirkten dabei ganz zusammen. Ovationen belohnten diese beeindruckend geschlossene Wiedergabe.

Badisches Tageblatt, 17.10.2005

 

Gran Teatro la Fenice, Venezia
Richard Strauss, Daphne
new production
9,12,15,18,21.06.2005
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Una spirituale Daphne.
La Daphne trionfa alla Fenice
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(...) Tiene bene in pugno, con lucidità e forza espressiva, tutta la macchina musicale Stefan Anton Reck.

La Repubblica, 16.06.2005

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Stefan Anton Reck ha tracciato una esecuzione di impressionante tensione speculativa, esaltando il retroterra storico della tradizione tardo-romantica e mirando nel contempo a un raffreddamento novecentesco della materia sonora, senza rinunciare agli appelli cantabili e alle drammatiche tensioni in cui il discorso musicale si configura come una maestosa cosmogonia fonica. Pubblico festoso ed entusiasta.

Il Giornale della Musica, 13.06.2005

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Dal podio, Stefan Anton Reck percorre con instancabile attenzione la complessa trama della scrittura straussiana, delineando le atmosfere timbriche con la lucida precisione dei disegni “Art-nouveau” straussiani, e non lesinando in “poso” e densita quando la vicenda evolve verso le sue regioni più oscure, psicologicamente, e wagneriane, musicalmente.

Il Giornale di Vicenza, 11.06.2005

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(...) Dirige con prestigio, precisione technica e chiarezza cameristica Stefan Anton Reck, puntualmente seguito dall’orchestra e dal coro.


Il Gazzettino, 11.06.2005

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Benissimo l’aspetto musicale. Stefan Anton Reck concerta con mano sicura e convincente, assecondato da un Orchestra in ottima serata. La sua lettura estetizzante, ma mai stucchevole, è del tutto appropriata allo spirito dell’opera, che Reck ci è parso avere colto appieno.


OperaClik, 13.06.2005

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L’orchestra - l’organico che Richard Strauss richiede è importante - risponde bene alle sollecitazioni di Stefan Anton Reck un maestro di grande esperienza straussiana che da poco abbiamo potuto ascoltare a Trieste nell’”Arianna a Nasso”.

Il Piccolo, 13.06.2005

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Daphne, uno spettacolo che poteva contare sulla direzione sicura e intelligente di Stefan Anton Reck.

L'Unità, 19.06.2005

 
 

Orchestre Philharmonique de Strasbourg
Alban Berg, Violinkonzert
Gustav Mahler, Symphonie Nr. 6
28,29.04.2005
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Stefan Anton Reck. Souveraine gouvernance. Grand Succes


(...) Sous la très imposante direction de Stefan Anton Reck. L'affirmation positive peut masquer le désespoir - c'est l'impression forte que donna l'interprétation du chef allemand maître souverain d'un orchestre au grand complet (plus de cent musiciens) et qui prit du plaisir à réagir à ses injonctions. Grand succes. (...)

Dernières Nouvelles d'Alsace, n. 101, 30.04.2005


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Une lecture flamboyante d’une inestimable fidélité


Alban Berg, Concerto à la mémoire d’un ange. À la tête de l'Orchestre Philharmonique de Strasbourg, Stefan Anton Reck s'évertuait à la clarté sans dédramatiser le propos, de sorte qu'on eut le plaisir de goûter une interprétation tant précise et fidèle que sensible et très haut portée. Dès l'Andante, l'équilibre assez idéal des pupitres, pour une sonorité orchestrale d'une grande intelligibilité, entretenait une tension intériorisée et entretenue sans faiblir. Aux motifs parfois violents succédaient des traits plus lyriques que le chef, avec une belle discrétion, ne fit qu'à peine désigner. Sans excès de contraste et de dynamique, la profondeur de sa proposition se révèlera peu à peu … Ce concerto n'est certes pas une pièce facile, et de nombreuses exécutions nous ont déçus ; lorsque le violoniste possède un son généreux qui sait se faire entendre, que l'orchestre réuni de vraies compétences et que le chef a construit un travail extrêmement minutieux, tout en ne perdant pas de vue le propos, et connaît vraisemblablement bien l'œuvre de Berg en général, le résultat est exceptionnel.

Gustav Mahler, Symphonie n°6 en la mineur.
Stefan Anton Reck s'est engagée dans une exécution d'une grande profondeur, dès le terrible Allegro energico dont il soulignait l'élan avec une tonicité presque effrayante. Sans accuser trop les contrastes, il en porte d'un souffle qui paraîtra inépuisable les péripéties tragiques, sachant faire exploser les forte sans qu'ils ne soient jamais tonitruants. Ce soir, c'est avec un chaos effrayant de précision et non avec une vague brume bruiteuse que nous avons rendez-vous! Parfois, certains chefs relativisent les indications de Mahler ; portant, le compositeur avait un très grand métier de chef, et s'il a pris la peine de noter ses partitions, il paraîtra plus judicieux de faire confiance à son expérience et de respecter sa volonté au plus juste, même si l'on craint parfois ses excès ; ils sont ceux d'un créateur, et le chef n'a pas à les assumer. Aussi, il semble bien que Stefan Anton Reck l'ait compris : le résultat prend alors tout son relief, réussissant cet alliage extraordinaire entre l'œuvre d'un échevelé d'hier et l'énergie prodigieuse d'un échevelé d'aujourd'hui. Au service de cette inestimable fidélité, la formation strasbourgeoise offre des vents d'une efficacité brillante, et en particulier des cuivres comme aucun autre orchestre de nos régions peut s'en vanter. Au déchaînement initial du Scherzo, le chef fait succéder une suave élégance qu'amènent les bois et les cordes, dans un raffinement notable. ... La couleur et le geste mahlériens habitent magnifiquement l'Andante, toujours d'une grande tenue évitant l'emphase, dans une pâte sonore généreuse. On retrouve le miracle des cuivres dans l'infernal Allegro moderato qui vient couronner une lecture flamboyante. On ne le dira jamais assez : un bon chef est celui qui sait non seulement chanter les phrases principales mais faire sonner le moindre détail sans nuire à la cohérence générale - Schönberg s'exprime plus clairement que moi sur le sujet, d'ailleurs -; ce soir, ce n'était pas un petit maître...


Anaclase, 29.04.2005

 
 

Los Angeles Opera
Wolfgang Amadeus Mozart, Le Nozze di Figaro
new production
22,26,29.05 - 2,5,11,13,16,19.06.2004
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L.A. Opera comes up with a perfect ‘Marriage’


From the first few bars of the too-familiar ouverture, Maestro Stefan Anton Reck made it clear at Saturday’s performance that this was going to be an evening of balance and elegance. His Mozart is rich and elegant, never bombastic, never too emotional. It’s the perfect balance to a cast of youthful acting singers who created real personalities on stage while never neglecting the extraordinary music. Maestro Reck gets from the L.A. Opera Orchestra a performance of sweet charm.  

Press-Telegram, 28.05.2004

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The conducting by Stefan Anton Reck celebrates the flowing nuances, contrasts and details of Mozart's effervescent score.


Daily Breeze, 24
.05.2004

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(...) A first-rate cast - as well as perky conductor Stefan Anton Reck - makes it all go. In the pit, Reck, the music director of Palermo's Teatro Massimo, led with exuberant motions and wild hair. If speed initially seemed to be his main interest, it soon became evident that he had a handle on the inner workings of the score, that he enjoyed interacting with his singers and that effervescence was also within his grasp. It was a good night for Mozart.

The Orange County Register, 26.05.2004

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(...) Conductor Stefan Anton Reck added to this effect by leading an essentially modern interpretation that took its cues, especially in tempo, from the early music movement.

Los Angeles Times, 24.05.2004

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In the pit, Stefan Anton Reck, in his company debut, made a fine first impression, leading Mozart's effervescent score with ample enthusiasm and enough sensitivity to avoid overpowering the singers, which his broad gestures certainly suggested he might do.


Daily News, 26.05.2004

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In a company debut, conductor Stefan Anton Reck led a fleet, tidy performance, nicely balanced in the miraculous ensembles that are the heart of this one-of-a-kind opera.

Daily Variety - Los Angeles/New York, 24.05.2004

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A Fabulous ‘Figaro’ with an excellent cast and an inspired conductor Stefan Anton Reck.

Los Angeles City Beat, 3-9.06.2004

 
 

Teatro Regio di Torino
Wolfgang Amadeus Mozart, Le Nozze di Figaro
24,25,26,28,29.02 - 2,3,5,5,6,7.03.2004
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Torino, "Nozze di Figaro" quasi perfette. Ottima la direzione di Stefan Anton Reck


Notizie molto boune arrivano dal fronte musicale: adeguatissima al compito si è dimostrata la bacchetta di Stefan Anton Reck che sin dalla celebressima sinfonia è riuscito a trascinare l'orchestra del Regio con piglio brioso e divertito.

Avvenire, 27.02.2004

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"Nozze" al Regio: così si fa per amore del pubblico  


... La bacchetta di Stefan Anton Reck punge, scuote, sprona e piega in andamenti flessibili l'orchestra Regio ... i tempi sono giusti, e la vivacità della commedia non viene mai meno. .

La Stampa, 25.02.2004

 
 

Orchestre National de Montpellier
Hector Berlioz, Symphonie fantastique
Franz Liszt, Piano Concerto no. 1
Carl Maria von Weber, Konzertstück in f minor, op. 79
12,13.12.2003
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Chef et symphonie sont fantastiques

Oublions enregistrements historiques ou révolutionnaires, Gardiner en tête. Admettons ensuite que chaque musicien a sa part de génie dans l’édifice symphonique. Mais tout de même, Stefan Anton Reck, quel chef! Chaque mesure est une découverte, et pour le National de Montpellier, cette Symphonie fantastique est une aventure. Pourtant, ce n’est pas la première fois qu’il l’interprète. L’orchestre est inégal dans la première partie du concert, mais prépare une Symphonie fantastique qui sort des sentiers battus. Reck a obtenu les effets scandaleux que Berlioz demande, qui font que la mélodie sort du "bruit". Avec précision et passion il obtient une marée de cordes, jadis frileuses. Les violoncelles et altos donnent de la voix avec lyrisme, les violons chantent. La douceur des cuivres surprend autant que l’éclat de la Marche au supplice. Le Bal est frissonnant et foisonnant, et la Scène aux champs est d’une vivacité de couleurs incroyable. La Nuit de sabbat est bien folle: cela frotte, hennit, ricane, et le Dies Irae est grandiose. Une version dont on rêve enfant ... et adulte.


Midi libre, Montpellier, 14.12.2003

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Sous la direction du jeune chef allemand Stefan Anton Reck, l’Orchestre de Montpellier donne une superbe interprétation de cet "épisode de la vie d’un artiste". Direction équilibrée et précise, d’une remarquable articulation rythmique et dynamique. Le chef, en imposant des ruptures de climat très nettes, conserve quand même une grande souplesse dans les mouvements et une remarquable vision d’ensemble.

La Gazette, 19.12.2003

 
 

Semperoper Dresden
Giuseppe Verdi, Aida
14,18,21.12.2003
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"Aida" als Sängerfest

Seit Juni 2000 war Verdis große Oper "Aida", die im März 1998 Premiere hatte, in der Semperoper nicht mehr im Spielplan. Außer Kurt Rydl, der als klangvoller Bass schon in der Premiere dem Oberpriester Ramphis markant Profil gab, sind nun in allen Partien neue Darsteller zu erleben ... Der erstmals in Dresden wirkende Stefan Anton Reck erwies sich als versierter Dirigent und Stimmbegleiter.


Sächsische Zeitung, 16.09.2003

 

Oper Leipzig
Carl Maria von Weber, Der Freischütz
new production
17,23.05 - 1,12,15,20,22.06.2003
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Ein Schützenfest mit immerhin einem Volltreffer: Denn wenigstens das, was Stefan Anton Reck an 'Nationalopern'-Hit-Schwung mit dem Gewandhausorchester bot, ließ keine Wünsche offen. Das wäre sicher auch aggressiver denkbar, brachte aber Chor-Furor, wo er hingehörte, düstere Streichermelancholie im Innehalten dunkler Ahnungen, eine sinnliche Romantik mit gleichwohl durchscheinendem Umbruchsrumoren und tieferer Bedeutung. Und alles im Miteinander mit dem im Ganzen ausgewogenen Sängerensemble und einem vorzüglich agierenden Chor.

Opernwelt, 07.2003

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(...) Bei wohl tönendem Chor und guten Solisten, vor allem dank eines zärtlich idiomatisierenden Gewandhausorchesters (Leitung: Stefan Anton Reck) wird der Abend ein Erfolg. (...)

Die Welt, 19.06.2003

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Bei diesem "Freischütz" sitzt der Hauptdarsteller im Graben und heißt Gewandhausorchester. Das zeichnet sich schon in der Ouvertüre ab, in der Stefan Anton Reck mit ausufernden Gesten das Unser-schöner-deutscher-Wald-Klischee unterläuft. Aufregend klingt das, aufgeraut, drahtig - romantisch. Denn Romantik heißt ja nicht Plüsch, sondern Bedrohung, Geheimnis, Gespenstisches. Der Jubel ist am Schluss (und in so ziemlich jeder Pause) entsprechend. Wie überhaupt die musikalische Seite der Produktion Triumphe feiert.


Leipziger Volkszeitung, 19.05.2003

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Stefan Anton Reck am Pult sorgt für ein ungemein plastisches Musizieren, beginnend mit der romantisch ausgemalten Ouvertüre, in der die tiefen Streicher mit herrlich sonorem Klang beglücken, fahle Einfärbungen und dumpfe Schläge der Kontrabässe eine gespenstische Stimmung evozieren und schließlich der Dankesjubel eines glücklichen Ausgangs ertönt.


Neue Gesellschaft für Musikinformation - Orpheus, 19.05.2003

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Stefan Anton Reck erzieht das Gewandhausorchester zu herben Tönen, das Pathos ist nicht aufgesetzt, sondern natürlich, weil es direkt aus der Partitur kommt. So warmblütig spielt es selten im Graben der Oper, so rau und lebendig intonieren die Streicher solche Frühromantik selten. Abgesehen von den kaum fehlgehenden Hörnern sind auch die anderen Bläser gut aufgelegt; nichts wirkt bräsig, nichts vernebelt. Das ist einmal eine Glanzleistung, die das Orchester zum eigentlichen Helden dieser Oper macht.


Freie Presse, 20.05.2003

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Vor allem lässt der Dirigent Stefan Anton Reck mit dem exzellenten Chor und dem relativ klein besetzten Gewandhausorchester den warmen, romantischen Weber-Klang strömen und aufrauschen. Die fahlen und verstörenden Klänge des Unheimlichen gehen genauso unter die Haut wie der ungehemmte Jubel.

DDer Tagesspiegel, 20.05.2003

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Das Gewandhausorchester unter Stefan Anton Reck wurde ebenfalls verdient gefeiert. Die Pole zwischen Gespenstischem und fast beängstigender Ausgelassenheit wurden denkbar spannend ausmusiziert. Die Hörner brausten stürmisch, die Klarinette sang düster, die Solobratsche orgelte wahrlich teuflisch.

Sächsische Zeitung, 19.05.2005

 

Oper Köln, Fest der Stimmen
Recital with Vesselina Kasarova
05.04.2003
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Das Orchester spielte in Hochform, und Reck gefiel als souveräner, die Details präzise herausarbeitender Dirigent. Überwältigender Beifall.

Kölnische Rundschau, 07.04.2003

 
 

Teatro Massimo di Palermo
Arthur Honegger, Jeanne d’Arc au bûcher
new production
21,22,23,24,25.01.2003
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Triomphe de la "Jeanne" de Honegger à Palerme


Le chef d'orchestre Stefan Anton Reck qui, au cours de son mandat de directeur musical, a su imposer "Lulu", "Erwartung", "La voix humaine", "Moses und Aron", a révélé une fois de plus sa familiarité avec les oeuvres du 20ème siècle, grâce à une lecture d'une rare précision, analytique et sévère, grave et solennelle, âpre et dure, dynamique et tendue. Sa "Jeanne" est plus expressionniste que sensuelle, plus fanatique que profondément convaincue.  

Opéra International, n. 277, 03.2003

 
 

Teatro Carlo Felice, Genova
Richard Strauss, Salome
new production
7,8,12,14,16.02.2003
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(...) Sullo stesso piano si colloca la direzione di Stefan Anton Reck. Solida, sicura, compatta, serrata, ossequiosa alla tradizione, teatrale, senza cedimenti dall'inizio alla fine. Sempre puntuale nel commento del testo sia che debba distendersi nel lirismo dei momenti più raccolti che abbandonarsi al ditirambico parossismo. Capace di fare suonare l'orchestra con rigore e precisione e di tenere in pugno un cast di buon rilievo.

L'Opera, 03.2003

 
 

Teatro Massimo di Palermo
Victor Ullmann, Der Kaiser von Atlantis
Arnold Schönberg, A Survivor from Warsaw
06.2002

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Al Massimo di Palermo una toccante serata dedicata alle vittime d ell'Olocausto
di Paolo Petazzi


(...) Dirigeva egregiamente il piccolo gruppo strumentale Stefan Anton Reck e la compagnia di canto era di ottima qualità con Michael Kraus, Anat Efraty, Urban Malmberg, John Daniecki, H.P. Scheidegger e M. Joswig. (...) Di indiscutibile pertinenza era la conclusione con Un sopravvissuto di Varsavia (1947) di Schönberg, un capolavoro di sconvolgente evidenza espressiva. Il testo dello stesso compositore, affidato a una voce recitante che dovrebbe rispettare precise indicazioni ritmiche (cosa che ha creato qualche difficoltà a un attore illustre come Harvey Keitel), è l'immaginario racconto di uno scampato (perché creduto morto dai tedeschi), che sente i suoi compagni condotti alla camera a gas intonare lo Shema Yisroel, la «antica preghiera per tanti anni dimenticata». Dopo una musica lacerante e angosciosa, originalissima nella tesa frammentazione, irrompe in ebraico il canto del coro, affermazione di fede e speranza, di una libertà interiore sulla quale nulla possono gli aguzzini nazisti. Efficace la direzione di Reck.

L'Unità, 08.06.2002

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(...) "La Memoria dell'Offesa. Dedicato alle vittime dell'Olocausto e di tutte le violenze" mit Viktor Ullmanns "Der Kaiser von Atlantis", Arnold Schönbergs "A Survivor from Warsaw" unter der Leitung von Stefan Anton Reck ... wieder eine Aufführung am Teatro Massimo, dessen Programme zum Interessantesten gehören, was Italiens Musikleben zu bieten hat. (...)


Frankfurter Allgemeine Zeitung, n. 130, 8.06.2002

 
 

Teatro Massimo di Palermo
Arnold Schönberg, Moses und Aron
new production
2002
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"Moses und Aron", gewiß kein publikumsgefälliges Stück, hatte viertelstündigen Applaus: ein Sensationserfolg. Den darf zu einem Gutteil der Dirigent verbuchen. Stefan Anton Reck, seit 2000 Opernchef, hat davor drei Jahre als Assistent Abbados gearbeitet. Die Wahlverwandtschaft mit Abbado ist offenbar, die Nähe zu Gustav Mahler und der Wiener Schule. Zur sorgfältigen Probenarbeit (für Schönberg: vier Wochen, aber die Chöre wurden ein Jahr lang vorbereitet) kommt ein enthusiastisches Temperament und charismatisches Geschick der Selbstdarstellung. Das Orchester wuchs über sich hinaus, das Geflecht von Haupt- und Nebenstimmen war erstaunlich durchhörbar, deutschsprachige Protagonisten garantierten Textdeutlichkeit.

Frankfurter Allgemeine Zeitung, n. 114, 18.05.2002

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Reck hat in kurzer Zeit ... Erstaunliches vollbracht: Mit zwei Mahler-Symphonien und Schönbergs "Erwartung" bereitete er das Massimo-Orchester auf eine hochrespektable Produktion von Alban Bergs "Lulu" vor, die im vorigen Jahr auch als CD-Mitschnitt Aufsehen erregte. Damit war sozusagen das Fundament für "Moses und Aron" gelegt. Während aber die Klangsinnlichkeit und animalische Weltbezogenheit der "Lulu" vieles erleichtert, stellt Schönbergs vieldeutiges Fragment in seiner spröden Spiritualität Anforderungen, an denen schon ganz andere Bühnen gescheitert sind. Stefan Anton Reck ist in nur vierwöchiger Probenzeit zu einem Ergebnis gelangt, das stärker auf behutsame analytische Durchdringung der Zwölfton-Partitur setzt als auf die Hervorhebung ihrer rhetorischen Expressivität, das eher den lyrischen als den dramatischen Aspekt der Musik ausleuchtet und ihr das Verstörende zum Teil entzieht.

Süddeutsche Zeitung, n. 124, 1,2.06.2002

 
 

Teatro Massimo di Palermo
Jacques Offenbach, Hoffmanns Erzählungen
new production
2002
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(...) Stefan Anton Reck coordinava attento e anche con impetuoso slancio la trama strumentale, densa et corposa al primo atto, d'incisiva scansione ritmica nella varietà dei disegni musicali e di misurata articolazione dinamica. (...)

L'Opera, 02.2002

 

Teatro Massimo di Palermo
Alban Berg, Lulu
new production
2001
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Stefan Anton Reck lit la partition avec un sens aigu du lyrisme, en cherchant à ne jamais jouer la carte du mélodrame. A la tête d'un orchestre d'une rare précision, il démontre les liens qui unissent Lulu à Pelléas et Mélisande, en tissant autour des chanteurs une sorte de toile d'araignée sonore, dans laquelle ils se laissent tous prendre.

L'Opera International, n. 255, 03.2001

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Stefan Anton Reck, der junge Orchesterchef des Teatro Massimo erreicht zusammen mit einer internationalen Sängerriege und seinem Orchester ein Niveau der Feinzeichnung, wie man es an den großen mitteleuropäischen Häusern nicht besser finden könnte.

Die Opernwelt, 03.2001

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La sua direzione ha rivelato splendide sfumature specialmente nell'"Interludio cinematografico" e nello straziante canto finale della Contessa, sulle Variazioni e sull'Adagio della Lulu Suite. Il giovane direttore tedesco ha anche evidenziato la strumentazione alla francese e il filone romantico degli espressionisti.

L'Opera, 02.2001

 
 

Teatro Giuseppe Verdi di Trieste
Richard Wagner, Siegfried
new production
2000
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Comme dans Die Walküre, le jeune Allemand Stefan Anton Reck s'affirme un atout de poids, obtenant une exécution équilibrée et remarquablement structurée de la partition ... De toute évidence, nous tenons en ce disciple de Claudio Abbado, l'un des authentiques espoirs de notre époque pour le répertoire germanique.

L'Opera International, n. 244, 03.2000

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(...) E siamo già al Sigfrido, dopo un'entusiasmante Valchiria, presa in mano, con energia e sapienza dal giovane direttore tedesco Stefan Anton Reck, che ora rivediamo e riascoltiamo sul podio di questo Sigfrido. Reck ha un grande senso del respiro sinfonico di tutto l'Anello, e in particolare del Sigfrido, la tessitura contrappuntistica della scrittura wagneriana risalta con estrema chiarezza.

La Repubblica, 27.01.2000

 
 

Teatro Giuseppe Verdi di Trieste
Richard Wagner, Die Walküre
new production
1998
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(...) I risultati sono stati sorprendenti: da anni non sentivamo l'orchestra triestina così ben preparata e partecipe. Coinvolta dal gesto chiaro del direttore è stata in grado di produrre quel tappeto sonoro ora morbido e soffice, ora vivido e vibrante, che un'opera di Wagner esige.

L'Opera, 01.1999

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