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Stefan Anton Reck il musicista pittore
che con i suoi cerchi "disegna" la musica



La mostra al Pan con i dipinti di Stefan Anton Reck, «Pittura, Suono, Gesto e Segno», suggestivamente allestita da Spazio Nea e introdotta da un catalogo con testi di Francesco Gallo Mazzeo e Marcello Palmieri, Pierre Boulez, Vincenzo De Vivo e Alan Gilbert, ripropone il tema del rapporto tra musica e pittura che ha appassionato molti artisti e musicisti fin da quando l'amicizia tra Kandinsky e Schoenberg determinò un tema fondamentale dell'arte moderna. Il pittore musicista ed il musicista pittore determinano uno spaesamento sensoriale che non rientra negli schemi della "sinestesia" (il coinvolgimento di più sensi nei confronti dell'opera) e non corrisponde a precedenti esperienze che ne consentano la classificazione. Guardando il paesaggio visivo dei dipinti di Reck possiamo compararlo a un test di Rorschach, in cui il processo d'elaborazione fornisce indicazioni sulla psiche del fruitore piuttosto che sulla sorgente d'ispirazione dell'autore. Reck è tra i più stimati direttori d'orchestra europei. Ha lavorato con Leonard Bernstein ed è stato assistente di Claudio Abbado; si è affermato come conoscitore di Schoenberg, Berg e Webern, musicisti che si differenziano dal passato con opere che cercano nuovi significati, e quindi nuove forme. Reck traccia segni che evocano alcune delle maggiori opere musicali del Novecento con mano vigorosa: cerchi concentrici, ideogrammi e graffiti, pennellate e campiture dal nero al giallo acido, dal blu al violaceo. I titoli ri- temi e variazioni di autori vicini alla sua sensibilità e alla sua esperienza: Bartok, Mahler, Boulez, ma anche Michael Jackson e la musica progressive francese. Sarebbe però un errore il tentativo di "ascoltare" la pittura di Reck o di guardarla come una illustrazione delle musiche citate. Quello che musica e pittura contemporanee portano prepotentemente in superficie è il problema di trasmissione di senso dall'artista al fruitore. Nel testo di Boulez (al quale Reck, per i suoi 90 anni, renderà omaggio dirigendo al San Carlo) si allude alla comprensione del contemporaneo, a quegli strumenti cognitivi che ne consentano il riconoscimento. Uno degli elementi di crisi della civiltà attuale è data dall'incapacità di sottrarsi a sistemi omologanti di forme acquisite. Il conformismo, il gregarismo e la massificazione sono il frutto di una passiva acquisizione di standard di comprensione e giudizio, in morale come in politica. Ci si chiede dunque se l'arte contemporanea, educando alla continua rottura dei modelli e degli schemi, non possa rappresentare uno strumento pedagogico (lo ipotizzava già Umberto Eco nella sua "Opera aperta") indicando all'uomo moderno una possibilità di libertà e di autonomia.

Mario Franco
La Repubblica
30/09/2014


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Pierre Boulez
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Vincenzo De Vivo
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Andrea Fasano
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Francesco Gallo Mazzeo | >>>
Alan Gilbert
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Caterina Ianni | >>>


PRESS

Nello Arionte| >>>

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Mario Franco
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Marcello Palminteri (I) | >>>

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